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L’ape vola sulla Valle dei Calanchi

Racconto per parole, foto, sensi e emozioni sul Convegno “Salviamo Le Api”, organizzato dal Museo Naturalistico di Lubriano (VT)

La più bella terrazza sulla Valle dei Calanchi, così si presenta Lubriano. Percorrendo ogni metro della via principale del Borgo di Lubriano, mentre si aprono vicoli e scorci di finestre fiorite, si apre una vista magnifica che spazia verso Civita di Bagnoregio. Civita è là davanti e tenacemente abbarbicata a una rocca di tufo. L’occhio corre lungo il percorso naturalistico della valle; gambe, piedi e mente risalgono nuovamente verso il paese di Lubriano. Stanchi nelle membra ma liberi nella testa. Ci si può ora riposare gustando alcuni piatti della tradizione culinaria di queste terre etrusche e apprezzare, nei diversi ristoranti e agri-ristoro, una ottima bistecca Chianina. E nel primo pomeriggio, dopo pranzo, godere ancora di questo affaccio meraviglioso, conversando nel salotto di Lubriano, la bella Piazza San Giovanni Battista, dove ha sede Palazzo Monaldeschi, prestigioso luogo che ha ospitato il Convegno “Salviamo le Api”.

Il Convegno, organizzato dal Museo Naturalistico di Lubriano, è stato presentato dal Direttore Mirko Pacioni che ha posto l’accento sulla valorizzazione del territorio, l’importanza degli agro-ecosistemi e Biodiversità.

E sì, perché una prima particolarità dell’evento e del Borgo di Lubriano è che all’interno del Museo Naturalistico si trova la prima Scuola Comunale di Apicoltura Biologica.

A ricordarlo hanno pensato il Sindaco uscente Giuseppe Pagliaccia e Mirko Pacioni. Istituita nel 2012, con una apposita delibera comunale, la Scuola ha formato quasi 200 allievi che nell’80% dei casi hanno dato vita ad attività apistiche, dal semplice hobbismo alla professione vera e propria.

La Scuola di Apicoltura “C.D. Michener” (entomologo americano) di Lubriano si avvale della collaborazione didattica del Centro Ricerche Miele dell’Università di Roma Tor Vergata, mentre la partnership tecnico-scientifica è garantita dal DIBAF (Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali) dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo; dal Sistema Museale del Lago di Bolsena; dal Sistema Museale tematico naturalistico RESINA, e dagli Studi DNApi Lab. e PICUS.

Una scuola che nasce per rispondere all’esigenza di formazione professionale in Apicoltura in un territorio di area vasta e che può benissimo essere volano di valorizzazione e promozione turistica del territorio.

Cultura, territorio, biodiversità sono gli aspetti toccati dagli interventi “istituzionali” che si sono succeduti prima di quelli specialistici, dedicati all’Apicoltura. E così il Sindaco Pagliaccia ha rivendicato con orgoglio il ruolo del Comune nell’Istituzione del Museo e della Scuola. Un lavoro di squadra, partito dalle Amministrazioni precedenti, ampliato e culminato con il Convegno.

E qui, però, nella splendida sede del palazzo Monaldeschi è d’obbligo ricordare l’episodio di sciamatura avvenuto, qualche anno fa, ai piedi della bella fontana della Pucciotta. Un episodio che è stato “premonitore” e messaggero del Convegno qui organizzato? E’ la domanda che si sono posti il Direttore Mirko Pacioni e il Sindaco Pagliaccia.

Il Museo naturalistico fa parte dei 15 musei che compongono il Sistema Museale RESINA, ha ricordato la dottoressa Lorenza Merzagora. Un dato, tra i tanti presentati, colpisce per importanza e possibili sviluppi: 100.000 visitatori hanno frequentato questi piccoli musei, ciascuno dei quali offre spunti di conoscenza e approfondimento. RESINA, la REte SIstemica NAturalistica della Regione Lazio, promuove la conoscenza, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio museale e ambientale, coordinando azioni di sinergia tra i singoli musei e favorendo l’attivazione di partnership con le diverse realtà del territorio.

Sempre nell’ambito del Sistema RESINA le relazioni di Pietro Tamburin, Coordinatore del Sistema Museale del Lago di Bolsena e di Andrea Sasso, Coordinatore Ecomuseo della Tuscia Rupestre.

Di pregevole fattura, poi, la mostra fotografica di Marina Gallandra, “La società delle Api”, esposta in una sala del palazzo Monaldeschi attigua a quella del convegno, una mostra che fa entrare nello splendido mondo delle api. I pannelli fotografici disposti tutti intorno alla sala fanno da cornice al tavolo della degustazione. Ma soprattutto, come ha evidenziato Marina Gallandra nel suo intervento ci portano, ci spingono a “tornare alle origini del fascino delle api”. Non gli aspetti di produzione o di allevamento, di patologie o di interesse commerciale, ma fanno percepire “La capacità di ogni ape di contribuire alla vita e sopravvivenza della sua colonia come ogni nostra cellula contribuisce al mantenimento in vita del nostro corpo. Non una società composta di molti e singoli individui ma un unico superorganismo organizzato e indipendente”.

Gabriele di Marco, da parte sua, ha illustrato il lavoro del Centro Ricerche Miele, dipartimento di Biologia – Università di Tor Vergata diretto dalla prof.ssa Antonella Canini. Il lavoro collettivo (realizzato insieme a Marco Angelo Gismondi, Lorena Canuti e Stefania Impei) ha evidenziato i principali filoni di attività di ricerca condotti dal Centro: a) Miele come matrice per l’analisi dell’inquinamento ambientale e rilevamento della vegetazione mediante l’analisi melissopalinologica; b) Caratterizzazione di nutraceutici di mieli e pollini e definizione del loro ruolo terapeutico; c) Nettarii di piante mellifere: morfologia e caratterizazione biochimica dei nettari; d) Caratterizzazione di zuccheri minori e frodi.

Il professor Antonio Felicioli (Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di PISA), parlando di Biodiversità e importanza degli apoidei, ha evidenziato come sia importante l’attenzione data all’Apis mellifera ma altrettanto importante è bene che sia quella rivolta a tutti gli Apoidei.

Di Acido Formico e di lotta alla varroa ha parlato, invece, Massimo Palazzetti, veterinario della provincia di Viterbo. Palazzetti ha fornito alcuni dati relativi a una prova su campo condotta dall’Istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana (uno studio del Dottor Marco Pietropaoli) che ha posto a confronto i trattamenti condotti con MAQS e Varterminator in diverse condizioni e con trattamento effettuato o meno in abbinamento con l’Acido ossalico (Api-Bioxal). I risultati? Trovate l’intera prova su campo e i risultati al link dell’IZS Lazio e Toscana. Apinsieme si è occupata di lotta alla Varroa  e di un metodo sperimentale  in un post sul nostro sito dove abbiamo ospitato uno studio sempre dell’IZS Lazio e Toscana.

Di lotta alla varroa, e di scomparsa della varroa, in condizioni particolari come quella rinvenibile sull’Isola di Gorgona (isolamento completo) ha parlato Matteo Giusti, Agronomo e Apicoltore, presentando uno studio pubblicato su Apidologie di dicembre 2015.

Parliamo ora di miele, di sua stabilità, consistenza, sapore, colore. Ci ha pensato la professoressa  Diana De Santis, del DIBAF della Università degli Studi della Tuscia che ha fatto riferimento a un suo studio. “Origine, qualità e conservazione dei mieli”, il titolo del suo lavoro nel quale sono state prese in esame le variazioni di mieli monoflora (acacia, castagno e eucalipto) nel corso di prove fatte in diverse condizioni di temperatura e luce (4°, 20° luce/buio e 37° luce/buio).

Con piacere abbiamo apprezzato le parole del Dottor Aristide Colonna che ha presentato i diversi benefici derivanti dal trattamento terapeutico in cui vengono utilizzati i prodotti raccolti, elaborati e secreti dalle api: miele, polline, propoli, pappa reale, pane delle api, larve, cera e veleno. Su Apinsieme, Rivista nazionale di Apicoltura potrete trovare, ogni mese, la sua rubrica che ci spiega le proprietà di questi prodotti.

Ha chiuso il convegno il Direttore del Museo Naturalistico di Lubriano, Mirko Pacioni, che ha dato appuntamento al prossimo Luglio per un corso sull’Ape Regina organizzato dalla Scuola di Apicoltura Biologica e per annunciare un altro obiettivo da perseguire: una Scuola di Apicoltura dell’Etruria.

Enrico Pasini
Un passato da esploratore del mondo ICT, dalla Olivetti alla Siemens, sino a Atos Italia. Dal 2012 nel mondo dell'apicoltura con la passione della Comunicazione e dei Social Network. "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza" Dante Inferno XXVI

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