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L’editoriale: Giugno 2016

Annus Horribilis

Annus Horribilis, questo 2016, per gli apicoltori. Miele d’acacia e agrumi hanno fatto registrare una produzione ai minimi storici. Se continuerà così saranno a rischio anche tiglio e castagno. Risultato? Dovremo cambiare tutti mestiere.

Il maltempo: freddo, caldo e pioggia non hanno permesso fioriture adeguate. Pochi voli fuori dall’alveare e dunque poco miele. Molte api sono morte anche per mancanza di nutrimento. È un’emergenza.201606-editoriale
Allora, vorremo porre tante domande al ministero dell’Agricoltura, al governo e vorremmo avere risposte adeguate.
Tanto per cominciare, come mai le Istituzioni non sostengano finanziariamente gli apicoltori per la mancata produzione di miele e di altri prodotti dell’alveare, dovuta alla siccità o all’eccessiva piovosità o altri fenomeni atmosferici, come fanno per gli agricoltori? Perché il comparto zootecnico è finanziato in caso di produzioni scarse e non dipendenti dalla volontà degli allevatori? L’apicoltura, pur essendo strettamente dipendente dalle condizioni climatiche, come l’agricoltura, non è degna della minima attenzione: è un’attività di serie B? Poi, sanno al ministero che gli apicoltori spagnoli ricevono circa 20 euro ad alveare se conducono più di 100 alveari? Si tratta di un contributo che serve a valorizzare l’attività di impollinazione delle api.
Perché in Italia non c’è nessuna legge che protegga gli apicoltori che fanno impollinazione e non si riconosce il valore economico di questa attività così preziosa per l’agricoltura? E non è tutto.
Perché il ministero dell’Agricoltura non promuove un piano nazionale per il posizionamento degli alveari nelle aree boschive, zone protette e riserve naturali? Questo posizionamento servirebbe a recuperare la nostra amata Ligustica.

Infine, si fa tanto per la promozione dell’agroalimentare ita-liano, poco o nulla per il miele: non a caso i 2/3 del miele commercializzato in Italia arriva dall’estero. Il governo prevede delle misure per bloccare l’invasione di miele straniero che offre poche garanzie per quanta riguarda le qualità: contaminazione da metalli pesanti, eventuale presenza di antibiotici e che toglie reddito agli apicoltori italiani?
Ci risponderanno? Intanto, noi continueremo a fare le domande a chi di dovere. E’ certo che dovremmo farci sentire con più forza e rivendicare i nostri diritti. Diritti sacrosanti.
Lo sport nazionale non è aiutare e far crescere il settore ma prevede solo di sparare contro gli apicoltori, additandoli come dei produttori da penalizzare. Tiro all’apicoltore.
A detta di qualcuno, che si distingue particolarmente in questo sport, dovremmo essere tutti sanzionati. Io credo che questi personaggi abbiano molto da imparare dagli apicoltori e invece di fare gli sceriffi farebbero meglio a stare a stretto contatto con gli apicoltori per aiutarli in tutte le difficoltà che incontrano ogni giorno.
Sul numero di giugno state vedendo che abbiamo dedicato larga parte del giornale al problema alle Regine.
Un’inchiesta che continuerà anche nel prossimo numero e che cercherà di fare estrema chiarezza su un aspetto troppo spesso trascurato: quello della Ligustica, senza buttare soldi al vento. Occorre recuperare la Ligustica, ne parlo nell’apertura della Rivista: troppi ibridi girano in Italia e si sta perdendo la tipicità di Apis mellifera Ligustica.
Un fatto è certo: c’è una forte tendenza all’ibridazione di Apis mellifera ligustica.
I dati sono allarmanti, mentre nel 2010 abbiamo riscontrato una rispondenza alla Ligustica del 72% dei campioni analizzati dall’Izs (vedi intervista Formato), nel 2013 si è passati al 63% e nel 2016 al 36%. Che cosa fanno le Istituzioni?

Massimo Ilari
Direttore Editoriale

(foto pixabay, rielab epas4)

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