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E l’Ambasciata rispose

“Pronto Enrico, abbiamo ricevuto una missiva da parte dell’Ambasciata!”. Così mi ha investito di parole entusiaste Christian Pilotti dell’Associazione Api e Biodiversità di Terra di lavoro , ieri, quando ha squillato il mio cellulare. Ho fatto fatica inizialmente a comprendere in pieno. Sì, come Apinsieme, eravamo a conoscenza della pregevole iniziativa che aveva lanciato, coinvolgendoci. Una pregevole iniziativa solidale e concreta che ha lo scopo di contribuire nel fornire gli strumenti per una crescita locale dell’economia, attraverso l’apicoltura. Un aiuto ad alcune comunità del Burundi, Africa Centro Meridionale nella formazione, sostegno e fornitura di materiale.  Un progetto di cui Apinsieme è parte attiva e del quale vi parleremo in dettaglio nella Rivista di Maggio.

Ma torniamo a quella telefonata. Credo che non sia da tutti ricevere una missiva di un’Ambasciata e questo di per sè già basta a “giustificare” l’entusiasmo di Christian, tra gli organizzatori dell’iniziativa dell’Associazione con la quale l’apicoltura italiana vuole costruire un “ponte dell’apicoltura” con il Burundi. Una zona che, mi racconta Christian, “nonostante siano passati anni da colpi di stato e storie insanguinate, vive, purtroppo, ancora una situazione drammatica, un paese africano al penultimo posto tra quei paesi dove la nutrizione fa registrare ancora un’alta mortalità, in particolare tra i bambini.”

Solidarietà e comunità, sviluppo e emancipazione. Per questo nasce nel 2010, in Italia, ad Atripalda, l’Associazione “Burundi-Amo Onlus” al fine di creare nel nostro paese un punto di riferimento per la popolazione burundese.

“Presidente dell’Associazione è padre Jean Claude Ndayishimiye che ha un sogno: dare ad alcuni villaggi della provincia di Bururi la possibilità di vivere dignitosamente ricavando dalle loro terre il necessario per alimentarsi e per sviluppare altre attività”. Sempre Christian mi dice che “per costruire questo ponte dell’apicoltura c’è bisogno di tutti, produttori, associazioni, istituzioni, singoli apicoltori”. E senza steccati si rivolge ad ogni Associazione e giornale, compreso il nostro.

“Lo scopo  è quello di promuovere l’autosufficienza delle popolazioni locali attraverso la progressiva acquisizione delle competenze necessarie all’autosufficienza”. Passare dall’apicidio ad una apicoltura sostenibile perchè “parliamo di un’agricoltura che malapena è sufficiente a coprire il fabbisogno locale, condotta prevalentemente da donne e pochi uomini perché la guerra ha decimato generazioni di uomini”. L’appello che l’Associazione Api e Biodiversità ha lanciato in questi giorni dalla sua pagina facebook ci racconta: “Serve costruire un ponte di solidarietà tra Apicoltori Italiani e i villaggi del Burundi, al fine di aiutarli a conoscere l’apicoltura razionale ed offrire loro formazione, attrezzature e strumenti per poter anche costruire ad esempio le arnie con il legno locale ma anche attrezzature di laboratorio per garantire l’igiene del miele (smielatori, matura tori, filtri, pompe)”.

stanymieldoroChi già nel 2015 ha iniziato a pensare come costruire questo ponte è Stanislao Pagnotta, apicoltore campano che non si è perso d’animo e ha iniziati o a fornire i primi rudimenti e materiali: “Serve continuare quel percorso di avviamento iniziato due anni fa qui in Italia con l’Associazione Burundi-Amo, fornendoli di attrezzature che non possono essere costruite sul posto. Non servono soldi, ma bensì conoscenze e attrezzature di base. Ultimamente abbiamo spedito i fogli cerei e il filo per “armare” i telaini”.

Per meglio coordinare le attività e la raccolta di materiale che sarà affidato alla associazione “Burundiamo Associazione Onlus“ Via di Atripalda (AV) Italia è possibile telefonare al 338.3255188 o scrivere una email all’Associazione Api e Biodiversità di Terra di Lavoro (info@apiebio.it).

Per i materiali che servono, e tutto deve avvenire in modo coordinato, già alcune aziende hanno iniziato a rispondere positivamente. Ci racconta Pilotti: “già arrivano i primi segnali di collaborazione da diverse aziende italiane (Apicoltura Compagnone, Caiatina Apis, Apicoltura Il Castello, Apicoltura Rippa, Maso delle Erbe, Terna Regine, Apicoltura Nocerino)”.

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Qui S.E. Justine Nisubire alla cerimonia di presentazione delle credenziali nel maggio 2014
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La lettera dell’Ambasciata del Burundi

E allora, di fronte a questo “buzzare” di api in azione e alla lettera dell’Ambasciatore quell’entusiasmo è umano e concreto. Basta scorrere le parole dell’Ambasciatrice Justine Nisubire che, Christian mi legge la lettera, ha ringraziato l’Associazione Api e Biodiversità di Terra di Lavoro, quale promotrice dell’iniziativa “Bee for Burundi” tesa a creare un legame di amicizia tra apicoltori italiani e burundesi che potrà un giorno favorire lo sviluppo a livello locale. La stessa Ambasciatrice ha, inoltre, invitato gli organizzatori a partecipare ad un incontro presso l’Ambasciata del Burundi in Italia che si trova a Roma, per scambiare informazioni sul progetto e per poter ringraziare di persona i soggetti promotori.

E allora, emozionarsi è umano, emozionarsi fa crescere. E quella telefonata di emozione ne aveva tanta. E perchè è bene ricordare come fa Massimo Ilari, direttore editoriale di Apinsieme, “l‘Apicoltura non è solo patologie e farmaci, ma anche crescita e aiuto ad altre realtà disastrate”.

ndr: la bandiera in copertina è una rielaborazione grafica, sulla sinistra la vera bandiera della Repubblica del Burundi

 

Enrico Pasini
Un passato da esploratore del mondo ICT, dalla Olivetti alla Siemens, sino a Atos Italia. Dal 2012 nel mondo dell'apicoltura con la passione della Comunicazione e dei Social Network. "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza" Dante Inferno XXVI

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