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Bacillus thuringiensis e varroasi

Novità su 1-s2.0-S0147651316X00127-cov150hBacillus thuringiensis e suo possibile (ma da verificare) utilizzo contro la varroasi

Negli ultimi decenni l’utilizzo di agenti di controllo biologico come batteri, virus e funghi, intesi come nuova forma di contrasto ai parassiti, sta guadagnando interesse a livello mondiale. Tra gli agenti di controllo biologico, il batterio Bacillus thuringiensis riscuote notevole successo (Lacey et al 2015) e una delle ragioni è che B. thuringiensis è un batterio termoresistente e presente naturalmente in molti habitat, quindi risulta meno condizionato dalla diversità di fattori ambientali come temperature etc. Il batterio in questione è già utilizzato in agricoltura nel controllo di alcuni parassiti (Ramírez-Romero et al. 2015) e da diversi studi (De Maagd et al. 2003; Schnepf et al. 1998) sono noti i suoi effetti nocivi verso acari e nematodi. Gli apicoltori lo conoscono perché viene utilizzato nel contrasto alla tarma della cera (Galleria mellonella), garantendo protezione ai favi contro l’attacco delle larve del lepidottero. La tossicità verso alcuni organismi (in particolare lepidotteri) di B. thuringiensis dipende dai cristalli di una proteina prodotta durante la sporulazione del batterio, e tale tossicità è altamente specifica.

Alquisira-Ramírez e colleghi (2014) hanno verificato che le proteine prodotte da alcuni ceppi di B. thuringiensis risultano essere altamente tossiche verso Varroa destructor, con una mortalità media dell’acaro  in vitro superiore all’80% dopo 48 ore dal trattamento. Una notevole caratteristica dei batteri utilizzati per il controllo dei parassiti, come B. thuringiensis, è l’elevata specificità contro i parassiti bersaglio, senza effetti negativi su organismi utili. Come riportato da Alquisira-Ramírez e colleghi (2014),  i ceppi EA3 e EA26.1 di B. thuringensis risultavano virulenti in vitro verso V.destructor senza comportare mortalità di larve e di adulti di A. mellifera trattati nell’esperimento, e questo nonostante le concentrazioni del batterio usate sulle api fossero 14 e 67 volte superiori a quelle letali per l’acaro. Con una concentrazione di 20 ug/mL del ceppo EA3 si è prodotto il 93% di mortalità degli acari dopo 48 ore dal trattamento. Con una concentrazione di 10 ug/mL del ceppo EA26.1 si è ottenuta una mortalità del  97% degli acari 36 ore dopo il trattamento. Questi risultati incoraggianti hanno spinto i ricercatori a verifiche ulteriori, valutando i possibili effetti subletali causati da B. thuringi


ensis su A. mellifera, ovvero se questo batterio possa influenzare negativamente la fisiologia e il comportamento delle api. Gli effetti subletali prodotti dai pesticidi, ad esempio, influenzano l’estensione e il riflesso della ligula (PER), alterano inoltre la capacità motoria, l’attività di bottinamento e il consumo di cibo. I risultati di queste verifiche sperimentali sono state recentemente pubblicate da Alquisira-Ramírez e colleghi (2017)[1]. Per valutare i possibili effetti subletali di B. thuringiensis, i ricercatori hanno confrontato i comportamenti di api trattate con un pesticida, la cipermetrina (piretroide sintetico usato come insetticida), con api trattate con diverse concentrazioni di proteine derivate dai ceppi EA3 e EA26.1 di bacillus_thuringiensis_paperweight_by_trilobiteglassworks-d6s4j0iB. thuringiensis. Gli effetti di questi ceppi batterici su larve e adulti di Apis mellifera sono stati valutati dopo due e sette giorni in condizioni di laboratorio. Sulla base delle concentrazioni di proteine batteriche testate, non si sono riscontrate alterazioni nello sviluppo delle larve, nel consumo di sciroppo, nell’attività motoria, mentre nel caso della cipermetrina è stata osservata una relazione dose-risposta che condizionava il consumo di cibo e l’attività motoria. Inoltre nelle api trattate con cipermetrina è stata osservata una riduzione dell’estensione della ligula, mentre nessun effetto sul funzionamento della ligula è stato rilevato per le api trattate con il batterio.

I ricercatori sono dunque giunti alle conclusioni che sono da escludersi effetti subletali di B. thuringensis su Apis mellifera e che pertanto alcuni ceppi di questo batterio potrebbero venire utilizzati, senza comportare danni alla salute delle api, come strumento di controllo della popolazione di acari all’interno degli alveari. Si tratta di possibilità innovative e che necessitano di verifiche sul campo dopo quelle di laboratorio, ma senza dubbio non si possono tacere dati sperimentali incoraggianti che portano a ipotizzare una lotta alla Varroa decisamente più “biologica” dell’attuale, tenuto conto che gli acaricidi attualmente utilizzati in apicoltura comportano una relativa tossicità per le api, inclusi quelli che si avvalgono di molecole organiche (i famosi effetti indesiderati che si riscontrano utilizzando, ad esempio, anche preparati a base di timolo o formico). Resta tuttavia da verificare l’efficacia varroacida di B. thuringiensis in un contesto reale, ovvero negli alveari. Dopo le positive prove di laboratorio, spetterebbe a test di campo di verificare i livelli di mortalità dell’acaro trattato con B. thuringiensis all’interno di colonie d’api, dove Varroa ha propri comportamenti specifici e trascorre in fase foretica solo una parte della propria esistenza. Ciò comporterebbe inevitabilmente tutta una serie di protocolli sperimentali, uno studio della posologia, dei dosaggi, delle modalità di somministrazione su cui resta tutto da capire. Come sempre in apicoltura.

Luca Tufano

[1] «Effects of Bacillus thuringiensis strains virulent to Varroa destructor on larvae and adults of Apis mellifera» di Eva Vianey Alquisira-Ramírez, Guadalupe Peña-Chora, Víctor Manuel Hernández-Velázquez, Andrés Alvear-García, Iván Arenas-Sosa, Ramón Suarez-Rodríguez, pubblicata nel marzo 2017, Ecotoxicology and Environmental Safety Journal – Elsevier.

One thought on “Bacillus thuringiensis e varroasi

  1. Se siete interessati io vi posso mettere a disposizione degli alveari e aiutarvi nella ricerca per quanto mie possibile

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