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Sei pronto a navigare?

A Marzo 2017 abbiamo presentato ad Apimell, per le Edizioni Apinsieme, il libro “Le Api e Noi” di Francesco Colafemmina.

Vi riproponiamo qui:

  • la nota dell’editore
  • uno stralcio del capitolo Il declino delle Api
  • la prefazione di Giuseppe Morosin

Il libro può essere acquistato nel nostro negozio online, ⇒ singolarmente  o come libro abbinato alla nostra ⇒ offerta di natale. Allora, sei pronto per questa navigazione ricca di emozioni e conoscenza?

Nota dell’editorLeApiNoi-orizze

È con non poco compiacimento che abbiamo dato alle stampe il volume che avete fra le mani. Le Api e Noi è un “libricino” prezioso che fa navigare l’apicoltura verso l’Isola che non c’è, dove è sotterrato uno scrigno in cui si conserva il valore e la cultura dell’Ape. Come trovare il tesoro? Non c’è bisogno di mappe, né può venire in soccorso Robert L. Stevenson. E allora come? Basta perdersi nelle parole che danno vita ai 7 capitoli dell’opera.
Vedrete, con sorpresa, che le pagine si animeranno, cominciando a parlarci, e condurranno verso lidi mai esplorati. L’apicoltore comprenderà e ne sarà colpito perché come narra l’Autore, Francesco Colafemmina:
“l’apicoltore dismette per le sue ore con le api il linguaggio umano, ritorna a essere parte di un altro ordine, e questo lo rende più forte, più vivo, lo carica di energie uniche. E la natura, il dialogo silenzioso con le api, diventa la sua preghiera”.
È vero la preghiera con natura, dialogo silenzioso e ape sono come una poesia bellissima. Un testo non è solo parole ma un tessuto, una tessi-tura che presenta un nucleo nascosto e all’improvviso, però, disvela un’invisibile verità. Quell’invisibile verità ci dice anche che l’apicoltore non vive solo di produzione, dal telaino al vasetto, ma che mettendo il cuore all’interno di un alveare riesce ad avere una “visione contemplativa del creato” e forti emozioni ricche di profumi, colori e odori.
Emozioni fortissime che cambiano l’anima e il cuore anche di chi mostra sempre il suo lato rude.
Siamo grati all’ape per esserci, sulla terra. Ci siamo anche noi.
Dunque, imbarchiamoci, Insieme, su questa nave verso l’Isola che non c’è. I nostri valori sono quelli di un’apicoltura da non considerare a sé stante. Un’apicoltura che non vive di vita propria ma necessita dell’integrazione con l’apicultura, l’agricoltura, la scienza, la storia sociale.
Nel testo ricorrono due numeri: il 7 dei capitoli che costituiscono il narrato e il 6. Il 7 è considerato fin dall’antichità un simbolo magico della perfezione e della religiosità, per-ché era legato al compiersi del ciclo lunare.
Rappresenta il tutto, è la creazione. E il sei? E’ un numero mistico, numero dell’equilibrio e dell’ordine perfetto. Esattamente come il mondo racchiuso in un alveare.

Massimo Ilari e Enrico Pasini

 

Il declino delle api20170304_094718-fotostandB103-800px

Quelle che vi proponiamo sono alcune considerazioni tratte dall’ultimo capitolo dell’Ape e Noi, un testo che abbiamo dato appena alle stampe. L’Autore? Francesco Colafemmina, apicoltore e una delle colonne della Rivista, ci conduce dentro l’alveare partendo da lontano, da molto lontano, per arrivare ai nostri giorni. Il testo riserva tante sorprese e non può mancare sugli scaffali della libreria apistica

… Il cosiddetto “disordine da collasso degli alveari” (CCD, colony collapse disorder) è stato ri-scoperto intorno al 2006, un’annata disastrosa per molti apicoltori commerciali statunitensi. Da allora numerose cause sono state individuate: dall’uso sempre più intenso di pesticidi, alla diffusione di colture di OGM, alle onde elettromagnetiche diffuse dalle antenne della telefonia mobile.

La vera causa della scomparsa delle api, delle sempre maggiori difficoltà che circondano l’apicoltura, è tuttavia la civiltà post-industriale, l’uso intensivo delle macchine, la chimica funzionale alla sovrapproduzione agricola, la globalizzazione che mescola predatori e parassiti che le nostre laboriose api non avevano mai incontrato in milioni di anni. La vera causa è la nostra inerzia, il nostro sonno dinanzi ad una realtà che sappiamo di non poter cambiare. Il dramma, l’aspetto tragico del pericolo che le api corrono, è che non si tratta davvero di qualcosa di recente, del passato prossimo. Non è la scoperta del CCD e nemmeno l’arrivo della varroa negli anni ’80 ad aver messo in pericolo le api. E’ da almeno un secolo che le api sono vittime del complesso mondo tecnologico e certo, per me, la soluzione non sta in un onirico ritorno alla natura, o nella rinuncia allo “sfruttamento” dell’ape per la produzione di miele. L’apicoltore ha un dovere, sancito dalla radice del suo nome, quello di prendersi cura delle proprie api. Allora, per farlo con coerenza, egli deve maturare consapevolezza del bene che sta difendendo. E deve recuperare il coraggio, deve combattere le insensate aggregazioni di potere che sbraitano stancamente contro l’uso dei pesticidi ma finiscono solo con lo sfruttare il consenso del gruppo. La sfida dell’apicoltore nel futuro non è semplicemente nella sua capacità di aggiornarsi, perché noi apicoltori siamo antichi, apparteniamo ad un passato che sempre si rinnova proprio come le nostre api. La nostra sfida è tutta interna al nostro lavoro: è la lotta contro la paura. Perché la nostra è la società della paura. C’è una pagina di uno strano futuristico romanzo di Aldous Huxley, La Scimmia e l’Essenza, che racconta il nostro mondo contemporaneo meglio di ogni quotidiano o notiziario:

“L’amore scaccia la paura, viceversa la paura scaccia l’amore. E non soltanto l’amore. La paura scaccia anche l’intelligenza, scaccia la bontà, scaccia qualsiasi pensiero di bellezza e verità. […] La paura scaccia dall’uomo anche l’umanità. é la paura, miei cari amici, è la paura la vera base e il fondamento della vita moderna. Paura della continuamente migliorata tecnologia che, mentre eleva il nostro livello di vita, accresce le probabilità della nostra morte violenta. Paura della scienza, che con la mano sinistra ci toglie ben più di quanto ci ha generosamente elargito con la destra. Paura delle istituzioni, di cui è facile dimostrare la fatalità, e per le quali, nella nostra fedeltà suicida, siamo pronti a uccidere e morire. Paura dei Grandi Uomini che, per acclamazione popolare, abbiamo innalzato a un potere che utilizzano, senza eccezioni, per ucciderci e asservirci. Paura della Guerra, che non vogliamo, e che tuttavia con ogni mezzo ci sforziamo di provocare.”

Ecco, noi apparteniamo alla civiltà dell’amore e le api ci hanno sempre insegnato a non aver paura. E la paura non deve spezzare il nostro legame d’amore con la natura, con i prati e i cieli nei quali voleranno le api di domani. Non deve spezzare la nostra sete di bellezza, di armonia, di perfezione, che respiriamo ogni volta che solleviamo il tetto dell’alveare, che assaggiamo, mordendolo, il favo stillante luce. Noi siamo fatti di Speranza e la Speranza è figlia della Sapienza e vive nella Bellezza. Mettiamoci in ascolto della Speranza e assieme alle api troveremo sempre nuovi pascoli e nuovi orizzonti di libertà.

Prefazione di Giuseppe Morosin

Quando Francesco Colafemmina mi ha chiesto di redigere la prefazione della sua opera “Le Api e Noi” sono rimasto sorpreso e nello stesso tempo onorato del privilegio accordato.
Cercherò, allora, di fare del mio meglio perché non mi è certamente abituale commentare testi così ampi, di storia e cultura. Mi sono trovato di fronte a un trattato di piacevole e appassionante lettura.
Un testo dove emerge un’ampia visione culturale. Vi si decanta l’ape nella letteratura e nella poesia. Una narrazione che fa capire che cosa ha rappresentato un insetto, è poco considerarlo magico, nella storia e che cosa rappresenta tuttora per l’umanità, e quali sono i valori che ci trasmette per raddrizzare le tendenze errate di sviluppo consumistico e concorrenziale, che sempre più si sta diffondendo nel mondo moderno. Mi ha incuriosito e arricchito di conoscenze l’esaltazione dell’ape come soggetto di conservazione perenne della perfezione sociale, che è stata e sempre sarà: dolcezza, profumi e luce della terra; nonché sale e intelligenza ecologica che l’uomo sta sempre più trascurando. Entrando nel merito dei contenuti di “Le Api e Noi” ho individuato, leggendo i vari capitoli, una specie di codice segreto da decifrare e nel momento in cui lo si comprende si resterà ancor più meravigliati.

Si tratta del “numero sei” che continuamente elogia l’ape per tutti i valori e le conoscenze che trasmette.
6 sono i lati della celletta del favo, scheletro del super organismo alveare;
6 sono le zampe dell’ape;
6 sono gli apparati fisiologici: respiratorio, circolatorio, nervoso, ghiandolare, digerente e di difesa;
6 sono le specializzazioni del lavoro dell’ape operaia: pulitrice, nutrice, ceraiola, guardiana, elaboratrice del nettare e bottinatrice
6 sono i prodotti dell’alveare: miele, polline, cera, propoli, pappa reale e veleno;
6 sono i concetti principali dei valori di vita collegati all’uomo libertà; lavoro e la laboriosa pazienza; vita in comune sotto un tetto, in socialità e il forte senso di protezione della famiglia; nutrizione, produzione e generosità nel donare; intelligenza sociale nell’imparare e la cultura del diverso; sensibilità nel comunicare e vivere il ciclo ecologico;
6 sono i principali aspetti nella storia e nella letteratura: divinità; perfezione sociale; ricchezza spirituale e poesia; spirito selvatico rivoluzionario; rifugio, ricarica, forza, sviluppo e fertilità; completamento e conservazione della natura.

Dulcis in fundo, ricordo che il Sei è un numero mistico, numero dell’equilibrio e dell’ordine perfetto. Esattamente come il mondo racchiuso in un alveare.
Tutti questi concetti, e molti altri, li troviamo illustrati nei sette capitoli con un lessico chiaro e piacevole che ci fa capire la semplicità e laboriosità dell’ape e nello stesso tempo in grado di farci cogliere un ampio panorama di valori di vita molto complesso che continua a stupirci e meravigliarci.
Sono sicuro che questo testo originale rappresenta uno dei migliori modi per far conoscere e divulgare l’ape. Ci trova tutti d’accordo e forse riesce anche a far superare individualismi e debolezze varie che il mondo dell’apicoltura si trascina da tanti anni. Grazie Francesco del tuo impegno e della grande generosità che stai offrendo a tutti noi nel farci scoprire nuovi aspetti significativi della particolare universalità dell’ape, per una nostra migliore qualità di vita.

Giuseppe Morosin
Tecnico apistico, Alveare del Grappa

 

201712-sufacebook-offerteIl libro può essere acquistato nel nostro negozio online, ⇒ singolarmente  o come libro abbinato alla nostra ⇒ offerta di natale. Allora, sei pronto per questa navigazione ricca di emozioni e conoscenza? Un libriccino prezioso che fa navigare l’apicoltura verso l’Isola che non c’è, dove è sotterrato uno scrigno in cui si conserva i valore e la cultura dell’Ape.

Apinsieme
Quelli che vogliono far volare insieme le Api

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