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Giornata internazionale delle Api e Settimana delle Api

Oggi si è tenuta la prima edizione della Giornata Internazionale delle Api (ne parliamo ampiamente qui sul sito Apinsieme). Devo dire di non nutrire una particolare affezione per le giornate internazionali in genere, visti i risultati pratici che si raggiungono. In questo caso, evidentemente, lavoriamo perché si vada in un’altra direzione e dobbiamo fare in modo che l’iniziativa del 20 maggio, in stretta sinergia con la settima edizione di ⇒ BeeWeek che sarà organizzata da martedì 26 a mercoledì 28 giugno 2018 e che si concentrerà su “Come viene mobilitata la comunità agricola per proteggere le api”, abbia degli effetti pratici nella salvaguardia delle api. In parole povere, senza modifiche al sistema agricolo non si andrà da nessuna parte e tutto il resto è fuffa.

Non si tratta di festeggiare la Festa della Mamma o del Papà ma di centrare obiettivi concreti. Del resto, è a partire dal 2012 che “l’European Bee and Pollination Week” si svolge ogni anno nel Parlamento europeo a Bruxelles. L’incontro è diventato un evento che riunisce tutte le parti interessate del settore: membri del Parlamento europeo, rappresentanti delle istituzioni dell’UE, apicoltori, agricoltori, scienziati, veterinari, produttori, ONG e cittadini. Insieme, scambiano le proposte con le autorità pubbliche per promuovere una catena di apicoltura sostenibile in grado di garantire la sostenibilità del prezioso servizio di impollinazione e le sue conseguenze: servizi ecosistemici, biodiversità, produzione e sicurezza alimentare. E qui rivolgiamo un appello a Raffale Terruzzi, presidente AIIPA, sezione Miele, perché si impegni come fa sempre in difesa del miele, visto che sta lavorando in Europa proprio in questa direzione. Di più non voglio anticipare e lascio a lui il compito di illustrare ciò di di cui sto parlando.

Dopo aver ricordato l’originale approccio multifattoriale della mortalità delle api osservato in tutto il mondo, dopo aver sottolineato la necessità di una migliore collaborazione tra le parti interessate attraverso il dialogo e il rispetto reciproco, le parti storicamente coinvolte nella Settimana europea dell’ape e dell’impollinazione hanno chiesto l’istituzione di una piattaforma tecnica operativa per migliorare gli scambi tra apicoltori e scienziati e dunque tutta la ricerca. Da qui non si può transigere.

E torniamo a oggi 20 maggio: “E’ necessario sottolineare l’importanza che hanno le api per l’intera umanità e invitiamo tutti – si legge nel comunicato scritto dall’Onu – a intraprendere azioni concrete per preservarle e proteggerle”. Azioni concrete non sterili riti, dunque.

La festa di oggi, al momento è solo una festa, registra, comunque (è positivo), eventi in tutto il mondo, dal Canada all’Australia passando dall’India e da Malta. A Roma la festa si sta tenendo all’Oasi Lipu Castel di Guido, organizzata dall’associazione “Buono” nell’ambito dell’iniziativa Festival Natura 2000.

Iniziative sono state programmate nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica perché portare in tavola miele italiano significa – sottolinea la Coldiretti – fare una scelta di acquisto consapevole a favore della biodiversità e della natura, considerato che le api sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori. In media una singola ape – precisa la Coldiretti – visita in genere circa 7000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. 3 colture alimentari su 4 dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api, tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri e i meloni secondo la Fao.

Dunque, è giunto il momento di mettersi al lavoro, avviando una stretta collaborazione con gli apicoltori europei e non. Così abbiamo fatto ieri a Pisa, avviando una serie di incontri trimestrale. La questione deve partire dagli apicoltori e dalle loro organizzazioni e non essere rappresentata da sensazionalismi giornalistici che non spostano di un et i termini del problema.

(Massimo Ilari)

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