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L’editoriale di Luglio-Agosto 2018. Api autoctone e biodiversità.

Editoriale

Nell’apertura del giornale troverete un’intervista al dottor Paolo Fontana, tra gli estensori del Manifesto di San Michele all’Adige, sulla tutela delle sottospecie di Apis mellifera che ha dato il la a un notevole dibattito. Anzi, si può parlare di una vera e propria querelle che ha visto contrapposte due distinte schiere: sostenitori e critici. Il nostro giornale si era occupato in passato in modo molto approfondito della questione relativa alla Salvaguardia delle sottospecie autoctone di Apis mellifera e del tema ad essa strettamente collegato: l’allevamento di api regine. Sono, infatti, gli allevatori di regine che determinano la geografia genetica delle api e detengono la facoltà di poterla condizionare, attraverso il commercio delle api vive. Diversi articoli contenenti, sovente, anche opinioni contrastanti sono apparsi sul nostro giornale, dal 2016 al 2017. Tutti questi contributi sono stati poi raccolti in un Dossier intitolato “Api regine” che viene da noi distribuito come pubblicazione a se stante. Lo potete ordinare qui: www.apinsieme.it/wp/prodotto/dossier-regine/

Il Dossier da noi prodotto testimonia, date di pubblicazione alla mano, come alcuni soggetti, tra i quali Apinsieme, si siano occupati del tema relativo al patrimonio genetico delle api già tempo addietro, entrando peraltro nello specifico della questione e avvalendosi del contributo della letteratura scientifica. A conferma di quanto affermiamo riproponiamo in questo numero il pezzo di chiusura del Dossier, un lavoro pioneristico, a cura di Luca Tufano, dal titolo “Tutela delle Api autoctone e difesa della biodiversità: due sinonimi”, in cui si citavano i risultati, assai interessanti, di una ricerca di Costa e colleghi del 2012. L’esperimento in oggetto ha dimostrato come esista ancora oggi una grande variabilità genetica tra le api europee, che è garanzia di maggiori capacità di adattamento all’ambiente e ai patogeni. Per questa ragione nell’articolo di Tufano si legge che “un appiattimento genetico, leggi ibridazione, non sarebbe in grado di affrontare gli scenari futuri dell’apicoltura, in quanto verrebbe meno quella ‘plasticità’ comportamentale che è adattabilità a differenti condizioni ambientali”. Abbiamo più volte sottolineato, sempre dalle pagine della Rivista, come la selezione artificiale ad opera degli apicoltori tenga conto necessariamente solo di alcuni fattori, mentre la selezione naturale che determina la speciazione è più lungimirante, visto che la variabilità genetica è in grado di fornire una prima barriera naturale grazie al gioco dell’alternanza di caratteri genetici più frequenti e meno frequenti, per gli stessi caratteri che la selezione artificiale tende a escludere e classificare come “indesiderati”.

Apinsieme, pertanto, come abbiamo dimostrato (basta leggere il Dossier Regine) si è confrontata con il mondo degli allevatori di regine e della ricerca scientifica, cercando di individuare alcuni percorsi possibili per un’apicoltura rispettosa della biodiversità e della tutela delle sottospecie di api da miele.  Tuttavia, rispetto ad altri soggetti abbiamo cercato di mantenere la nostra posizione, attenta a tematiche ecologiche, vicina al mondo dell’apicoltura d’impresa.

A nostro avviso, è impensabile che le sorti dell’apicoltura italiana e la conservazione del suo patrimonio genetico possano interessare solo le attività di piccole e medie imprese apistiche. Riteniamo, così, che la prospettiva di auto rimonta interna o di auto produzione di regine non sia un’ipotesi sostenibile nella prospettiva della salvaguardia delle sottospecie. Non a caso, auto produzione e rimonte interne si collocano necessariamente in un contesto in cui domina l’ibridazione genetica diffusa e causata dal commercio di api, che non tiene in nessun conto delle caratteristiche genetiche autoctone. Pertanto, crediamo che sia imprescindibile un confronto serio con l’apicoltura d’impresa e con quanti si occupano del commercio di api vive, sensibilizzandoli con il contributo della ricerca scientifica che da parte di più voci sottolinea come la variabilità genetica sia una condizione imprescindibile per la salute e la sopravvivenza degli alveari. Questo nostro edito è anche una risposta al nostro presunto silenzio in merito all’uscita del Manifesto di San Michele all’Adige: la nostra pozione l’abbiamo già espressa in modo approfondito negli anni passati con l’indipendenza che ci caratterizza e se poi qualcuno non ricorda sarà bene rileggere il Dossier.

Massimo llari

 

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