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L’editoriale di Febbraio 2019: Miele taroccato?

Il Miele? Un alimento che fra i consumatori ha goduto, sino a
qualche tempo fa, di un alone di genuinità e bontà. Il risultato?
«Boom del miele nel carrello della spesa degli italiani con
un aumento del 5,1% sul valore degli acquisti nel 2017, spinto
dalla svolta salutistica nei comportamenti alimentari degli
italiani». Ecco quanto è emerso da un’analisi della Coldiretti
su dati Ismea, divulgata in occasione della Giornata Mondiale
delle Api del 20 maggio 2018, istituita dall’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite (ONU). Fiducia ben riposta?
Certo, visto che si tratta di un prodotto delle api che vanta
molte proprietà benefiche per il nostro organismo, a condizione
che sia di buona qualità, come il Miele Italiano.
Ma è in tutti i casi un prodotto sano e pulito come comunemente
si crede ed ha sempre come origine l’Italia?
È il caso di pronunciare un deciso NO. Uno studio ha messo
in luce al contrario come un’alta percentuale del miele commercializzato
nei supermercati e nei negozi sia in realtà in
qualche modo alterato. Spesso, anche nei giornali generalisti
campeggiano strilli come «E’ imperativo promuovere la qualità
dei prodotti apistici e contrastare l’importazione di miele
sintetico dalla Cina». «Il miele è un prodotto taroccato». «Il
miele è pieno di antibiotici». Sovente anche il comparto apistico
si fa ventriloquo di queste affermazioni. Tutte notizie,
queste, che stanno arrecando un forte danno all’immagine
del miele. Insistere troppo su messaggi a tinte fosche, senza
cercare di spiegare come stanno effettivamente le cose e
senza attuare le adeguate contromisure porterà a un ulteriore
calo dei consumi che, in Italia, non sono poi così elevati.
Tanto per iniziare a fare chiarezza, c’è da dire che a fronte
delle 10.000 tonnellate di miele che vengono prodotte nel
belpaese è elevatissima la nostra dipendenza dall’estero.
Le importazioni, sempre nel 2017, hanno superato i 23 milioni
di chili con un aumento di quasi il 4% rispetto all’anno
precedente.
E c’è dell’altro. Quasi la metà di tutto il miele estero in Italia
arriva – afferma la Coldiretti – da due soli paesi: Ungheria
con oltre 8 milioni e mezzo di chili e la Cina con quasi 3 milioni
di chili ai vertici per l’insicurezza alimentare. Dunque,
Ungheria batte Cina 8 a 3. Il nostro vulnus? È evidente.
Produciamo poco e una parte del nostro miele finisce anche
all’estero. È qui che dobbiamo mettere le mani, agire sui
livelli produttivi, riorganizzare il settore. È di ciò che ci dobbiamo
occupare, evitando di strillare alla luna.
È andata a finire che alcuni Organismi di tutela inseriscono il
miele fra il “cibo spazzatura”, alla voce ‘Miele tagliato’. Non vi
indigna leggere: “Di miele si parla poco, ma è un prodotto
adorato dalle agromafie a causa del fatto che in Italia, e in
Europa, la domanda è molto superiore alla produzione.
Quello italiano, molto pregiato, viene così «sostituito» da un
prodotto proveniente dall’Est Europa, dalla Cina o dai paesi
asiatici in genere. Ma il miele viene anche adulterato grazie a
«tagli» con sciroppi di riso, mais, zucchero che ne gonfiano il
volume a basso prezzo”. Non credo si possa restare a guardare
nel più assoluto immobilismo. In Italia ci sono 1,2 milioni
gli alveari curati da circa 45.000 apicoltori tra hobbisti e
professionali, con un valore stimato in più di 2 miliardi di
euro per l’attività di impollinazione alle coltivazioni. Troppo
poco per scongiurare le massicce importazioni.
Se vogliamo evitare che questi fatti penalizzino tutto il settore
occorre chiedere maggiori controlli alle frontiere, lavorare
in Europa per Direttive più conformi alla qualità. Lavorare
per incrementare il numero di addetti ai lavori. Ciò che occorre
evitare? Andare solo a caccia di finanziamenti per proteggere
il Miele Italiano da quello che viene dall’estero.
Che senso ha? Proteggere come? Ammettiamolo: si tratta di
una strategia fallimentare e che non riuscirà a cavare un
ragno dal buco. Magari ci sbagliamo: pronti a conoscerne il
perché.

Apinsieme
Quelli che vogliono far volare insieme le Api

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