L’editoriale di Settembre 2025: API, FARFALLE, SIRFIDI E TUTTI GLI IMPOLLINATORI SONO IN PERICOLO Editoriale by Apinsieme - 2025-11-032025-12-010 l’editoriale di Massimo Ilari Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento e ci mantiene: produce diversi frutti, con fiori variopinti ed erba, canta san Francesco nel Cantico delle Creature, ponendo già quasi otto secoli fa la centralità di elementi come Aria, Acqua, Terra, Fuoco. Straordinario il suo amore per la natura e gli esseri viventi, e il suo impegno per la pace.Tra gli esseri viventi ci sono, naturalmente, anche gli animali e fra questi le api. Alle api vuole che si somministri del miele e ottimo vino, affinché non muoiano di inedia nel rigore dell’inverno. L’amore espresso dal santo Patrono d’Italia secoli fa non è stato raccolto, anzi si è tra-sformato in un grido di allarme che rischia di incidere pesantemente sull’equilibrio del Pianeta. Apinsieme ha raccolto, invece, questo amore e lotta per principi che rappresentano un toccasana per le api e per tutti gli esseri viventi. Non a caso, da pagina 46 a pagina 51 di questo numero dedichiamo un ampio spazio di appro-fondimento al pericolo di estinzione che corrono api, farfalle, sirfidi e tutti gli impollinatori. Un pericolo serio visto che questi insetti assicurano il 75% della nostra produzione alimentare. Sempre il santo di Assisi ha messo in primo pino l’importanza degli stili alimentari, che se sbagliati incidono pesantemente sull’inquinamento di nostra sorella madre Terra. E qui è bene rimettere sotto la lente il tema degli allevamenti intensivi che sottraggono suolo e assicurano inquinamento a terreno, aria e falde acquifere. Ormai è noto ai più che il consumo eccessivo di carne è la terza causa di inquinamento ambientale. Alla produzione di carne è legata anche la produzione di alimenti per gli animali, basata su un’agricoltura intensiva che fa ricorso alla chimica: hanno un impatto che distrugge la qualità del suolo e i prati che sono il pascolo delle api e di tutti gli altri impollinatori.È anche una sottrazione di suolo che incide pesantemente sulla biodiversità. E non si tratta del grido di al-larme di fanatici ambientalisti ma di un rischio serio. La prova? «In Italia il consumo di suolo non accenna a fre-nare e rappresenta un pericolo concreto per il nostro futuro».Lo ha dichiarato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, a commento dell’ultimo Rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici di Ispra e Snpa. Dallo studio si apprende che nel 2024 sono stati consumati 83,7 chilometri quadrati di suolo, in crescita del 15,6% rispetto all’anno precedente. Il consumo netto (il dato che tiene conto del ripristino di aree naturali) è stato di 78,5 chilometri quadrati: è il peggior saldo degli ultimi dodici anni. E non finisce qui. «Consumare suolo – aggiunge Nappini – non significa soltanto deturpare il paesaggio, ma distruggere una risorsa indispensabile alla vita. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, scarsa e non esiste tecnologia che possa sostituire i suoi servizi ecosistemici: assicura ma-terie prime, biomassa e il cibo necessario alla sopravvi-venza dell’uomo e di tutte le altre specie viventi; è ele-mento fondamentale del ciclo vitale sulla Terra; rappresenta una riserva di biodiversità, un serbatoio di carbo-nio ed è regolatore del ciclo dell’acqua e degli elementi biochimici. «Senza suolo non c’è agricoltura e senza agricoltura non c’è cibo».Aggiungiamo noi «E senza api e impollinatori il Pianeta sarebbe un deserto». Dunque, sono imperative soluzioni immediate e servono consapevolezza e senso di responsabilità da parte di tutti.ll Regolamento europeo sul ripristino della natura impone l’azzeramento della perdita netta di aree verdi urbane entro il 2030 e la Strategia del suolo per il 2030 adottata dalla Commissione Europea nel 2021 stabiliva l’obiettivo per tutti gli Stati membri di non consumare suolo entro il 2050 – ma questi target sono irraggiungibili, allo stato attuale. Ma sentiamo che cosa dicono gli esperti dell’Ispra: «Dal punto di vista sociale gli impolli-natori sono integrati nelle culture e nelle tradizioni lo-cali, supportano arti e mestieri e sono anche fonte d’i-spirazione per musica, letteratura, arti visive e religioni. I servizi ecosistemici di cui l’uomo e l’ambiente beneficiano ogni giorno grazie all’impollinazione sono ora a rischio poiché è in pericolo l’esistenza stessa degli im-pollinatori. Numerose specie impollinatrici sono infatti a rischio di estinzione, poiché l’abbondanza delle popo-lazioni e lo stato di salute di moltissime altre specie sono esposte a pressioni ambientali di varia natura. Una specie su dieci di api e farfalle europee è minaccia-ta di estinzione e una specie su tre vede la propria po-polazione in declino». Massimo Ilari Foto ep.Copilot_20251028_151919 Share on Facebook Share Share on TwitterTweet Send email Mail Print Print