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VALORIZZARE IL MIELE

l’editoriale di Massimo Ilari

Sembra di parlare sempre delle stesse cose e non è certo colpa nostra. Non siamo a corto di argomenti ma ciò che rende sempre più problematico il mestiere di apicoltore sta sempre lì immutabile, come un macigno. Crisi climatica, malattie dell’alveare, mortalità delle api, aumento dei costi produttivi, miele di importazione, difficoltà di commercializzazione, prezzi del miele e altro sembrano irrisolvibili. E veniamo al clima che quest’anno è stato molto ballerino e all’inizio della stagione produttiva ha alternato giornate calde e fredde, siccità e pioggia. Un vero disastro. E c’è dell’altro La Crisi climatica in Italia e in tutta Europa in questo autunno si è mostrata in tutta la sua portata. Il caldo che da qualche mese sta interessando l’intero continente ha portato a temperature che in Italia si sono mediamente attestate intorno ai 30 gradi. In Francia, a Lione, si è arrivati a 33 gradi. In Spagna a Ciudad Real a 32. Nuovi picchi anche in Belgio, a Bruxelles, dove si è registrata la temperatura record di 25 gradi. In Germania ci si ferma a 26.6 gradi, a Aue, dove comunque viene segnato il record stagionale e potremmo andare avanti all’infinito. Un’emergenza climatica che dura da mesi e che non fa certo bene all’apicoltura e all’agricoltura che sono strettamente interconnesse. Le ragioni di questo disastro sono ben chiare, l’inquinamento. Ma nessuno fa niente per rimuovere le cause.

A Milano, tanto per portare uno dei tanti esempi, l’inquinamento ambientale causa seri problemi a 1 bambino su due. Anche le api non se la sono passata bene e continueranno a subire gli effetti di un inquinamento che è avverso al loro volo sui fiori. La stagione non è andata bene per numerose aziende. Nella maggior parte dei casi i costi produttivi non vengono compensati dalla commercializzazione del miele e si rimane stretti nella questione prezzi. Se crescono troppo il miele rischia di andare fuori mercato e di trasformarsi nella nicchia della nicchia. Se scendono troppo l’apicoltore chiude: come fa a comprare materiali, vasetti, farmaci, come paga il suo lavoro? è un gatto che si morde la coda perché l’apicoltura non può trasformarsi nella nicchia della nicchia, vanno incrementati i consumi, valorizzando il miele e facendo crescere quei 350-500 g di assunzione annua pro-capite che sono sempre troppo modesti: nelle statistiche positive ne consumiamo poco più di 1 g pro – capite l’anno in quelle negative siamo sotto il g. Ma di che cosa stiamo parlando? La Francia è un esempio virtuoso della capacitò di lavorare nella nicchia. A pagina 16 di questo numero nell’intervista a Caterina Cambuli, ricercatrice Istituto Spallanzani e referente del progetto GENAPIS, un progetto dell’Istituto per l’apicoltura italiana, abbiamo chiesto che fare in merito alla valorizzazione. Ci ha detto che «Senza dubbio ogni volta che un prodotto non trova la sua corretta diffusione tra i consumatori, una buona parte della motivazione è la non opportuna e adeguata sua valorizzazione.

Nello specifico, nonostante si possano riscontrare alcune DOP* riferite al miele italiano, da tempo si registra poca attenzione alla valorizzazione e alla promozione delle sue caratteristiche e qualità nutrizionali. Azioni positive potrebbero essere, per esempio, campagne d’informazione ed educazione al consumo del miele italiano, come già avviene per prodotti quali l’olio d’oliva o formaggi come il Grana Padano». Nel prossimo numero vedremo come fare. Butteremo giù le nostre idee che sono il risultato di un confronto che abbiamo avuto con tutti gli apicoltori: hobbisti e professionisti. A pagina 28, infine, diamo alcune coordinate, avvalendoci dei dati forniti dall’Osservatorio. Emerge che per gli apicoltori di ogni ordine e grado non è andata poi così bene.

La situazione è particolarmente critica per gli apicoltori nomadisti, che percorrono molti chilometri spostando gli alveari in ampi areali, con costi elevati e difficilmente sostenibili in stagioni sempre più corte e con raccolti sempre più brevi e sovrapposti. In tale contesto l’Osservatorio Nazionale Miele ha condotto il monitoraggio produttivo e di mercato con importanti novità che riguardano la ristrutturazione della rete di rilevazione, l’introduzione dei dispositivi di monitoraggio da remoto, nuove piattaforme di raccolta e lettura dei dati e un approfondimento meteorologico ad integrazione dei report pubblicati mensilmente. 

Insomma c’è molto da fare e occorre rimboccarsi le maniche

  • *errata corrige. Nella versione riportata nella rivista di novembre 2022 il punto dove si parla di “numerose DOP” va inteso come riportato correttamente qui: “alcune DOP” 

Apinsieme
Quelli che vogliono far volare insieme le Api

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