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L’editoriale di Giugno ’25: Guerra del Miele

Il miele italiano è da decenni che è sotto attacco. Tante importazioni dall’estero, scarsi provvedimenti per fare della produzione di miele un bacino lavorativo per i giovani e, per finire, gli scarsi consumi, dovuti alla mancanza di un’adeguata informazione fra i consumatori.

Il Miele una volta relegato al ruolo di dolcificante, grazie anche al nostro impegno è assurto al ruolo di alimento nutraceutico, ma non ha conquistato definitivamente la tavola degli italiani perché non c’è stato un lavoro informativo adeguato da parte degli enti istituzionali.

È rimasto un prodotto di nicchia, apprezzato prevalentemente dagli amatori. L’opera informativa dovrebbe partire fin dalle scuole elementari, vista l’importanza che l’ape ha anche per l’Ambiente.

A tutto ciò si deve aggiungere la scarsa produzione interna e la costante crescita di importazioni da parte di altri paesi. L’ape, poi, è scarsamente protetta.

A pagina 8 di questo numero, nella rubrica il Punto, pubblichiamo i risultati del questionario COLOSS 2024-2025 sull’affidabilità di canali e fonti informative in campo apistico, a cura dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, CRN per l’apicoltura, Legnaro (PD). Ci dice che la raccolta dati tramite il questionario COLOSS 2024-2025, condotta in Italia grazie al contributo di 55 associazioni apistiche e 602 apicoltori partecipanti, ha offerto uno spaccato importante non solo sulle perdite invernali delle colonie di api, ma anche sulla percezione delle fonti e dei canali di informazione nel settore apistico. Si fa troppo poco.

Il valore economico del servizio naturale di impollinazione tocca livelli considerevoli: circa 153 miliardi di euro all’anno a livello globale, di cui 22 miliardi in Europa e 2-3 miliardi in Italia (Ispra). Un servizio che rischia di scomparire se non lo proteggiamo.

Eppure nell’Unione Europea sono presenti più di 600 mila apicoltori, che gestiscono 17 milioni di alveari, per una produzione totale annua di circa 250 mila tonnellate di miele l’anno. Un altro pericoloso neo. Attualmente la sanità apistica in Europa viene gestita in modo autonomo da ogni Stato membro, in base alle proprie risorse e normative nazionali. Tuttavia, considerando l’intensità degli scambi commerciali di api, miele e prodotti dell’alveare, una strategia condivisa a livello europeo sarebbe non solo auspicabile, ma necessaria.

La strategia dovrebbe essere condivisa anche per quanto riguarda il miele importato che circola in Europa e che fa concorrenza sleale, a nostro modo di vedere, al miele di ogni singolo Stato dell’UE. Miele sulle cui caratteristiche ci vorrebbe maggiore informazione.

E c’è un recentissimo caso che ha sollevato le nostre preoccupazioni e che riguarda le migliaia di tonnellate di miele che stanno arrivando dall’Ucraina. Per carità, siamo vicini al popolo ucraino ma qui entra in ballo la sopravvivenza di tante aziende apistiche italiane.

L’allarme è stato lanciato con preoccupazione da Miele in Cooperativa, l’Associazione nazionale di rappresentanza con oltre 450 mila alveari in tutta Italia, in collaborazione con l’Ansa. I riflettori sono accesi sulla cosiddetta “guerra del miele”, in particolare sul vertiginoso aumento delle importazioni in Europa dall’Ucraina.

I numeri sono eloquenti e preoccupanti: le importazioni sono passate da 6 mila tonnellate a ben 35 mila tonnellate l’anno. Prima di ogni ulteriore valutazione dobbiamo interrogarci sulla qualità di questo miele. L’Ucraina è in guerra, il suo suolo interessato da bombardamenti costanti, mine, munizioni all’uranio impoverito e tanto altro.

Ci chiediamo: “Dove trovino pascoli adeguati, le api? “L’incremento da 6mila a 35mila tonnellate di esportazioni ci lascia molto perplessi – fanno sapere dall’Associazione – date le pregresse capacità produttive dell’Ucraina, parliamo di quantità enormi e preoccupanti sia da un punto di vista qualitativo che di origine. Numeri che giustificano sospetti di triangolazioni che andrebbero a vantaggio di speculatori e non certamente dei colleghi apicoltori ucraini”.

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