LA CULTURA DELLA TERRA Editoriale by Apinsieme - 2026-06-112026-06-110 l’editoriale di Massimo Ilari Il ritorno alla Terra è una questione innanzitutto culturale, poi politica e climatica. I lettori sanno quanto ci siamo occupati del tema perché convinti dello stretto legame che intercorre fra Agricoltura, questione Climatica, Api e Apicoltori. Occorre costruire una nuova Cultura agricola. A darci una mano ci pensa l’etimologia della parola. Il termine cultura deriva dal verbo latino colĕre, che significa primariamente “coltivare”, e dunque aggiungendo il sostantivo agri a colere il gioco è fatto. E non manca certo chi ha aderito a questo nuovo modo di vedere il rapporto con l’agricoltura. A pagina 26 di questo numero della Rivista pubblichiamo un servizio dal tema “Dialogo tra agricoltori e apicoltori: collaborazione e non contrapposizione”, nel quale Enrico Pasini sente la dottoressa Virginia Ruspolini, presidente di AGIA, Associazione Giovani Imprenditori Agricoli di CIA-Agricoltori Italiani Umbria. La Ruspolini pone in evidenza il perché abbia scelto di credere in questo settore puntando sulla biodiversità e sulla sostenibilità: non è una scelta ideologica, ma una vera e propria visione di futuro dove l’ape non è un elemento esterno alla propria azienda, ma parte integrante del sistema. «Oggi, soprattutto tra i giovani agricoltori, non si parla più di competizione ma di interdipendenza. Il cambiamento più importante è culturale: oggi un giovane agricoltore non vede più l’ape come un elemento esterno alla propria azienda, ma come parte integrante del sistema produttivo. È un passaggio fondamentale anche per ricostruire un dialogo tra agricoltori e apicoltori basato sulla collaborazione e non sulla contrapposizione, al fine di creare un vero e proprio sistema aziendale e non di singole produzioni». Si tratta di una rivoluzione di 360 gradi che rimette al centro del dibattito concetti che sembravano – colpevolmente – finiti in soffitta. Ci sono ormai tanti giovani disposti a ridare braccia all’agricoltura perché alla ricerca dell’utopia ecologica. Non a caso Il tema ufficiale della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026 che si terrà a giugno dice l’Ispra, sarà: “Inspired by Nature. For Climate. For Our Future” (Ispirati dalla Natura. Per il Clima. Per il nostro Futuro). Il focus della campagna è incentrato sul cambiamento climatico e sulle soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions). L’obiettivo è sensibilizzare il pubblico sulla necessità di accelerare le azioni concrete per affrontare la crisi ambientale, collegando la protezione degli ecosistemi alla resilienza climatica. Non c’è che dire si sta andando nella direzione giusta che, però, c’è bisogno dell’appoggio politico. Ritirare fuori le centrali nucleari, dopo che tanti anni fa, in un Referendum vittorioso, gli italiani hanno detto un NO deciso, è un atto politico non proprio amico dell’Ambiente. La cattiva tutela ambientale mette a rischio il futuro delle Api. La salute degli impollinatori, minacciati dagli effetti combinati dei cambiamenti climatici, dell’agricoltura intensiva, dei pesticidi, della perdita di biodiversità e dell’inquinamento è a rischio. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, il 9% delle api selvatiche è minacciato di estinzione e il 40% delle specie di sirfidi si trova in condizioni critiche. La sostenibilità della Terra dipende, infatti, dagli impollinatori: secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale circa il 75% delle principali colture agrarie mondiali, quali ortaggi, frutta e foraggio, ottiene beneficio dall’attività degli insetti. E non è tutto. In Europa quasi la metà delle specie è in declino e un terzo rischia l’estinzione. A pagina 8 di Apinsieme presentiamo un servizio “Bioboom” che si riferisce al biologico e che ci mette, per questo tipo di produzione, in vetta all’Europa Biologica. L’agricoltura biologica, eliminando l’uso di sostanze chimiche di sintesi e valorizzando pratiche come le rotazioni colturali, l’apporto di sostanza organica e la tutela degli habitat naturali, si conferma uno degli strumenti più efficaci per rafforzare e rigenerare gli equilibri agricoli. L’assenza di pesticidi, poi, salva la vita a milioni di Api. A ciò si affianca il ruolo fondamentale delle piccole e medie aziende agricole, dei sistemi locali del cibo, dei biodistretti e delle filiere corte: un modello economico e sociale che valorizza identità e comunità rurali, contribuendo direttamente alla tutela della biodiversità e alla resilienza dei territori. Sempre a proposito del miele c’è da ricordare che si tratta di un cibo che è la testimonianza provata del mercato corto: il consumatore che va direttamente dall’apicoltore. E qui dovrebbe intervenire un’Europa attenta alla biodiversità e alla difesa di Api e Apicoltori. «Sostenere il biologico significa premiare un’agricoltura che lavora con la natura, non sfruttandola. La transizione verso sistemi bio è una leva decisiva per contrastare desertificazione, erosione e degrado ambientale. Per accelerare questo cambiamento serve, però, un impegno condiviso, capace di incentivare un sistema agroalimentare più sostenibile, in grado di garantire sicurezza alimentare e climatica» afferma Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio. C’è dunque da ribadire che Apinsieme è sul pezzo e da tempo fa da battistrada a temi che garantiscono il futuro di Agricoltura, Ambiente, Api e Apicoltori: un motivo in più per abbonarsi e dar forza alla Rivista degli apicoltori. Massimo Ilari Immagine: dal profilo facebook azienda Apincampo: Roveja e farro in consociazione Share on Facebook Share Share on TwitterTweet Send email Mail Print Print