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Tre numeri al lotto

L’editoriale di Massimo Ilari (2022-06)

20, 22, 5. Sembrerebbe che stiamo dando i numeri al lotto, da giocarsi sulla Ruota delle… Api. A parte gli scherzi, ogni anno, tra maggio (due volte) e giugno si gioca a liturgie delle quali a stento si notano gli effetti positivi. Quali? Quelle delle Giornate Mondiali che dovrebbero agevolare la vita delle api e il loro volo sui fiori e che si celebrano, appunto, tra maggio e giugno. Risultato? Se qualcuno lo vede ci chiami pure: siamo disposti a fare ammenda. Sono 22 anni che si celebra la Giornata Mondiale della Biodiversità, eppure nel mondo vegetale negli ultimi 70 anni si sono persi tre quarti dell’agro biodiversità selezionata nei 10.000 precedenti. Fatti invece di riti. Cominciare, invece, a metter al centro il lavoro di ogni singola ape, lavoro che ha dell’incredibile: visita circa 7.000 fiori al giorno e per produrre un chilogrammo di miele e ha bisogno di quattro milioni di esplorazioni floreali quotidiane. Ma queste cose gli apicoltori le sanno benissimo, ma non le rivendicano con la forza dovuta. Un’attività che assicura il mantenimento della biodiversità e determina anche un considerevole valore economico che si aggira intorno ai 3 miliardi l’anno su scala nazionale – sui 22 miliardi a livello europeo – per arrivare ai 153 miliardi di euro l’anno su scala mondiale (stime della Coldiretti). E’ da questi dati che occorre partire, tralasciando le solite, inutili chiacchiere che spesso si fanno il 20 maggio, durante la Giornata Mondiale delle Api. La realtà? Pochi fatti per la tutela di biodiversità ed ecosistemi in Europa. Si fa poco o niente per proteggere questi voli.

Il 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Giornali colorati in verde – si è arrivati addirittura a incolpare la guerra che è in corso fra Russia e Ucraina di incidere negativamente sul clima – tralasciando di prendere sul serio l’annullamento di quelle cause che stanno determinando i cambiamenti climatici che così profondamente agiscono in senso negativo sulla vita delle api e dell’ambiente.

Ce lo ricorda Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE – GIFT – Food Times) ed Égalité., quando parla in “Miele, al via i lavori per uno Standard ISO” dell’occasione mancata da parte dell’Europa per affrontare la questione cruciale, vale a dire le cause del calo produttivo dei prodotti dell’apicoltura nel Vecchio Continente. Pesticidi, pesticidi, pesticidi. È  il sistema produttivo agricolo che va modificato dalle fondamenta. È il primo punto da cui partire, il ricorso a tanta chimica tossica è semplicemente insensato. 

Tante chiacchiere e pochi fatti per la tutela di biodiversità ed ecosistemi in Europa. Ci si gingilla a lavorare solo a uno Standard ISO Internazionale sul Miele.

Tanti i problemi irrisolti spazzati sotto il tappeto, prima di arrivare a uno Standard ISO, “Gli standard ISO sono adottati per consenso. Non sono vincolanti” ci fa sapere l’Europa. L’applicazione di tali standard è infatti volontaria e la loro certificazione di parte terza rappresenta un plus rispetto al rispetto delle norme cogenti. Il miele importato e commercializzato nell’UE deve invece soddisfare i requisiti della Direttiva 2001/110 del Consiglio relativa al miele (attuata in Italia con d.lgs. 179/04. V. note 4,5). La direttiva tiene conto dello standard del Codex Alimentarius esistente per il miele. Adattato, ove del caso, ai requisiti specifici dell’UE. Un potenziale conflitto tra la definizione di miele d’api contenuta in una norma ISO di nuova istituzione, il Codex Alimentarius e la Direttiva 2001/110 del Consiglio diventerebbe rilevante solo dopo la finalizzazione di tale norma ISO.

Come stanno le cose l’Europa lo sa benissimo visto che l’eurodeputata Marlene Mortler, membro della Commissione AGRI del Parlamento europeo, ha presentato un’interrogazione sul miele all’esecutivo di Bruxelles. Dato atto che ‘per diversi anni consecutivi, il raccolto di miele in molti Stati membri dell’UE è stato da medio a scarso’, l’europarlamentare osserva che il mercato europeo è ‘vulnerabile alla concorrenza dei Paesi importatori. La morale? E’ da queste considerazioni che dobbiamo partire per fornire risposte a chi di questo mestiere ci vive e non bastano certo norme ISO. E sì, l’ape e i prodotti dell’alveare non sono solo oggetto di discorsi da libro “Cuore”. Infine i prezzi, problema che affronteremo sul prossimo numero.

Massimo Ilari

editoriale di Apinsieme, 2022-06 | foto Enrico Pasini

Apinsieme
Quelli che vogliono far volare insieme le Api

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