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SILENZIO SUL MIELE

Abbiamo dedicato l’intero 2025 a speciali che hanno acceso ulteriormente i riflettori sul miele.

L’intento? Per chi ha avuto il piacere di leggerci, segnalare la scarsa informazione sull’Alimento Miele – credo che grazie al nostro lavoro, tutti Insieme, siano rimasti in pochi quelli ché credono che si tratti solo di un dolcificante o di un farmaco. Idee vecchie e superate, ormai il miele ha la dignità di essere arrivato in tavola con ben altri attributi.

Certo sempre tutti Insieme, redazione e lettori, abbiamo capito che pur aumentando i consumi la quota di Miele prodotta in Italia rimarrebbe sempre la stessa e si finirebbe per consumare Miele d’importazione. Di fatto, per l’Apicoltore italiano non cambierebbe un bel niente. Credo che a tutti risulti chiaro che i consumatori non debbano essere messi in condizione di “cazzottarsi” per quel poco Miele Italiano che c’è a disposizione. In questa direzione come si muove il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida?

Ora veniamo al punto, ma precisiamo che non siamo d’accordo con lui e che dunque occorre percorrere altre strade. Vediamo che cosa riporta l’Adnkronos, Agenzia stampa, su miele e ministro. Far conoscere il miele come prodotto identitario, in un luogo, come Mc Donald, frequentato quotidianamente da tanti ragazzi, significa accrescere la consapevolezza delle nostre tradizioni produttive. Promuovere un prodotto sano e di alta qualità sostiene la filiera apistica nazionale e aiuta a tutelare le api, essenziali per l’equilibrio degli ecosistemi e per la produttività agricola. Questa iniziativa ha dunque un doppio valore, è un’opportunità concreta per i nostri apicoltori che vedono valorizzato il proprio lavoro ed è anche un investimento culturale rivolto alle giovani generazioni. È quanto ha affermato il ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida, intervenendo alla presentazione della iniziativa che introduce il miele biologico italiano negli oltre 800 ristoranti di McDonald’s Italia al Masaf. 

Così non ci si muove di un passo, è un gatto che si morde la coda. Di Miele in Italia se ne produce in maniera insufficiente per tutti i consumatori che in alternativa mettono nel carrello miele d’importazione. Quindi ci piacerebbe avere un incontro con il ministro per illustrare queste dinamiche e le nostre idee per uscire dalle sabbie mobili in cui versa in questa fase, e da troppo tempo, l’intero settore.  Certo la Qualità è fondamentale, ma è altrettanto fondamentale formare nuovi Apicoltori per aumentare la produzione e per creare nuove opportunità lavorative. Allora è chiaro che di miele d’importazione ne circola non poco.

In più, l’Olaf, Ufficio europeo antifrode, che ha controllato 320 lotti di miele importati da paesi extra Ue, parla chiaro: nel 46% dei campioni analizzati non c’è traccia del “biondo” prodotto delle api.

Che fare? Per chiarire abbiamo sentito Marianna Martinello, Alessandra Tata e Franco Mutinelli, che compongono il gruppo di studio del CRN per l’apicoltura/LRN per le malattie delle api, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. “Ultimamente, per fare fronte al fenomeno, è cresciuta l’attenzione. Il Consiglio Europeo ha adottato formalmente norme aggiornate sulla composizione, etichettatura e denominazione non solo del miele, ma anche dei succhi di frutta, delle confetture di frutta e del latte disidratato. L’aggiornamento delle direttive europee concernente i cibi sopracitati mirano ad aiutare i consumatori a fare scelte più informate, garantire maggiore trasparenza sull’origine e ridurre le frodi. Nel caso delle miscele di miele, l’aggiornamento della direttiva 2001/110/EC concernente il miele farà sì che l’etichetta indichi i paesi di origine in ordine decrescente, in peso, compresa la percentuale rappresentata da ciascun paese. Un’innovazione fondamentale, prima era un mistero”.

Questo un punto centrale per impedire la concorrenza sleale. Eppoi, se non è chiaro a chi opera nel settore, l’origine botanica monoflorale o poliflorale che indirizza il consumatore verso i propri gusti e che deve essere specificata e correttamente indicata sulla base di un adeguato sistema produttivo supportato dall’analisi melissopalinologica che, in relazione alle varietà polliniche presenti, ne consente l’identificazione.  Il metodo di produzione, convenzionale o biologico, con l’indicazione per quest’ultimo dell’Ente certificatore caratterizza l’azienda apistica e fornisce al consumatore un elemento in più per indirizzare la propria scelta.

In questi mesi in tanti ci avete chiesto di ritornare sul tema “patologie apistiche”.  All’interno della rivista troverete i vari articoli contrassegnati con la specifica rubrica.

Questo numero, battezzato Gennaio_Febbraio, sarà con noi ad APIMELL 2026, 6-7-8 marzo, Piacenza Expo. Ci troverete allo stand A31.


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